Quello che abbiamo in testaVorrei consigliare la lettura di un bel pubblicato di recente.

Si tratta di “Quello che abbiamo in testa”, romanzo di Sumaya Abdel Qader.

L’autrice scrive nel suo libro: “Portare il velo è il più grande segno di emancipazione di una donna. Oggi come oggi, un atto ribelle e femminista.”

Qui trovate il link per l’acquisto.

Trovate qui il link a Google Books, con un estratto di una parte fondamentale del testo, che riguarda la libertà di portare il velo da parte delle donne musulmane.

Ecco anche un articolo con una bella intervista all’autrice:

https://www.elle.com/it/magazine/libri/a30622777/sumaya-abdel-qader-quello-che-abbiamo-in-testa-romanzo/

 

Sumaya Abdel Qader
L’autrice, Sumaya Abdel Qader

Sumaya vi afferma: “Moltissime musulmane vogliono impegnarsi in politica, nella cultura, nell’arte, nella moda. Vogliono mettersi in gioco, farsi conoscere come avvocate, architette, medici per far capire che no, non siamo tutte sottomesse come molti pensano. Dopodiché, come scrivo nel libro, non bisogna negare che all’interno del mondo musulmano ci siano dei problemi, ma noi vogliamo affrontarli, vogliamo aiutare le nostre sorelle che sono vittime di imposizioni religiose e politiche, in modo che possano avere la possibilità di scegliere: se portare il velo o meno, se sposarsi o no. Però di queste nostre posizioni non si parla mai. Finiamo sui media solo in chiave negativa, si associa il velo all’estremismo, a una volontà di “islamizzare” la società. Sono storture che nascono dall’ignoranza e da un’informazione non sempre corretta.”

Sumaya ha anche dichiarato: “Portare il velo è il più grande segno di emancipazione di una donna, oggi come oggi un atto ribelle e femminista”.
“È una provocazione, ma non del tutto. Portare il velo è un gesto femminista perché per me femminismo significa garantire a tutte le donne la possibilità di autodeterminarsi, emanciparsi e fare delle scelte secondo la loro coscienza e il loro piacere. Per me – come per Horra – portare il velo è un atto di devozione verso Dio, un esercizio spirituale. Per questo non può essere imposto. Ma non si può neanche impedire di portarlo: qui si vede la differenza tra chi crede davvero nella libertà e nell’autodeterminazione delle donne e chi invece ragiona per schemi preconcetti e modelli unici. Non esiste un solo modo di essere libere. Questo vale, naturalmente, in tutte le direzioni: ci sono donne musulmane di una certa età e mentalità che giudicano quelle che non portano il velo delle “poco di buono”. Dovremmo tutte iniziare a farci delle domande.

Non posso che dichiararmi completamente d’accordo. Brava, Sumaya!

 

 

 

 

 

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